2008 – Concorsi Nazionali A.T.E.R

Il progetto nasce nella convinzione che la convergenza di typos, topos e tettonica costituisca l’approccio fondamentale in ogni processo progettuale. La presa di coscienza di questi tre concetti è proprio l’elemento culturale che distingue oggi l’architettura dall’edilizia corrente.
L’assoluta arbitrarietà del contesto (topos) impone uno studio tipologico preliminare che valichi i confini dello studio del singolo blocco per indagare sull’adattabilità dell’edificio alla molteplicità morfologica del luogo.

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Ciò che accomuna le esperienze passate delle Plattensiedlung dell’Est europeo e i “palazzoni” della grande periferia italiana, oltre alle condizioni di invivibilità ed insalubrità degli spazi dell’abitare, è una componente estetica dal notevole effetto psicologico, che riguarda l’assoluta serialità di alloggi uguali, anonimi, accatastati e sovrapposti.
La modularità non può essere affrontata in tal direzione ma, al contrario, attraverso la ricerca di variazioni sul modulo base. La neutralità del sito del concorso sposta la ricerca progettuale sullo studio di aspetti legati alla tradizione tipologico – costruttiva del padovano.
Lo sforzo progettuale consiste principalmente nella ricerca dell’equilibrio tra il corpo chiuso e massivo dettato dall’ideale rapporto di forma (s/v) dei principi dell’architettura sostenibile e l’edificio più articolato ed organico derivante dalla cultura dell’ abitare dove la diversità di aperture e affacci assume una valenza di ricchezza estetica e psicologica nell’individuo.

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L’edificio è orientato secondo i dettami della bioedilizia, con l’asse longitudinale in direzione est-ovest, in modo tale da godere dei maggiori benefici forniti dall’esposizione eliotermica. A tal proposito, nell’eventualità di una ripetizione dell’edificio all’interno di una lottizzazione, sarà bene considerare la distanza fra i corpi di fabbrica strettamente legata alla lunghezza dell’ombra che gli edifici disposti a sud proiettano su quelli a nord. Come previsto dal bando, i dieci alloggi, disposti su tre piani, forniscono pezzature diverse declinandosi in appartamenti ad una, due e tre camere per offrire ospitalità alle varie tipologie di utenza: single, coppie, coppie con figli, contribuendo così a formare un mix sociale. Nello specifico il 20% delle unità abitative è ad una camera, il 50% a due camere ed il restante 30% è a tre camere. Gli alloggi al piano terreno, privi di barriere architettoniche secondo la L.13/89, sono destinati ad anziani e portatori di handicap. Garage e cantine, in numero pari agli alloggi, unitamente a spazi tecnici e a servizio della collettività (deposito cicli) sono ubicati al piano terreno.
Le unità, grazie all’orientamento dell’edificio, che offre la maggior superficie possibile volta a sud, presentano una zonizzazione termica degli alloggi interni, con le attività principali (zona giorno) orientate a sud e le attività secondarie (zona notte) posizionate a nord. Questa distribuzione permette che l’andamento degli accumuli passivi degli alloggi entri “in fase” con le attività umane che vi si svolgono all’interno, utilizzando al meglio la radiazione solare nel periodo invernale senza complessi trasferimenti di energia. Fra zona giorno e zona notte si interpone una fascia destinata ai servizi (servizi igienici, corridoi di distribuzione, ripostigli) e ai vani tecnici. Se dal punto di vista distributivo tale posizione intermedia risulta strategica, essa si rivela quanto mai interessante per ciò che riguarda i cavedii interni. Questi vani passanti a sviluppo verticale, declinati nelle tre versioni progettuali dimostrano la loro flessibilità di utilizzo: nel fabbricato tradizionale fungeranno da aerazione per i locali igienici mentre, nella soluzione più evoluta svilupperanno un sistema di “stack ventilation” in sinergia con il meccanismo complessivo di ventilazione passiva dell’edificio. Il corpo di fabbrica è pensato come un volume il più possibile compatto ,pur nell’ottica di una composizione architettonica non appiattita. La ricerca di una forma geometrica semplice e regolare, con modesti aggetti, si conforma al principio di contenimento della dispersione termica, fornendo un valore del fattore forma di 0,42. Nella stessa ottica si pone la scelta, per tutte e tre le soluzioni progettuali, di adottare un rivestimento esterno a cappotto, al fine di evitare qualunque punto di discontinuità e quindi perdita di efficienza dell’edificio.

CONCORSO NAZIONALE A.T.E.R. - Primo premio

Progetto
Davide Raffin – Giulia Iseppi Perosa

Con
Andrea Malacchini e Stefano Melato

Collaboratori
Barbara Candoni
Ilenia Centis

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